Santa Maria degli Angeli

Santa Maria degli Angeli

Santa Maria degli Angeli, ottava tappa

L’autobus per Trento è appena partito. Da li in treno. Il viaggio di oggi sarà lungo. Vado a Santa Maria degli Angeli, il paese sotto Assisi. Ritorno in un luogo che conosco bene ed a cui sono molto legato. A Bologna cambio treno. Trovo posto in uno scompartimento con altri ragazzi. Hanno chitarre. Si fa presto a fare amicizia. Vengono dall’Honduras e vanno a Roma. Non concepiscono un viaggio dove le persone stiano sedute una di fronte all’altra restando in silenzio anche se costrette in un ambiente piccolo e per molto tempo. Iniziano il concerto. Suonano magnificamente, cantano. In realtà cantiamo tutti. Musica sudamericana, allegra e coinvolgente. Propongono di tutto, ma lo spettacolo è un mix tra “la Bamba” e “Twist and shout”. Saltano dall’una all’altra con disinvoltura. È strepitosa. Pablo e Josè. Mi chiedono un foglio di carta. Naturalmente loro parlano spagnolo, noi italiano, alla fine si parla un italolo e ci si capisce perfettamente. Non ho pezzi di carta, porgo il libro che mi sto portando dietro. Scrivono sull’ultima pagina … “¡Bienvenido a Honduras! Pablo & Josè” e poi mettono la loro email. Ce le scambiamo tutti. Appuntamento su Internet usando la xbox ed uno di quei giochi on line oltre ai soliti social network.

Ogni tanto, leggo o ascolto esperti preoccupatissimi dell’evoluzione di Internet nei rapporti sociali. I ragazzi non s’incontrano più nella vita reale, preferiscono passare ore a chiacchierare sul Net, si sta creando una generazione di persone sole incapaci di avere relazioni interpersonali vere.

porziuncola

Porziuncola

Ormai queste sciocchezze non mi fanno neanche più ridere. Ho sempre preferito scegliere con chi parlare in base agli argomenti di discussione, all’affinità o alla differenza di vedute perché la corrente scorre tra due poli diversi; tra due poli uguali non scorre proprio niente. Mi piace rivedere gli amici di scuola e gli amici di sempre, ma la mia crescita voglio che passi anche attraverso lo scambio di vedute ed opinioni con persone che fisicamente non conosco, non ho mai incontrato e magari non incontrerò mai. Idee senza corpo che fanno da contraltare ai tanti corpi senza idee che si vedono ogni giorno.

Uso le Reti Sociali per quello che sono, uno strumento di ricerca di affinità o di differenze che possono (e capita spesso) diventare occasione d’incontri reali. Per me la Rete non è un modo di isolarsi, ma un modo di incontrare persone vere.

Passo a Pablo e Josè l’indirizzo del servizio Internet che mi sta trovando tutte le serate. Si sono iscritti anche loro con lo smartphone. Se capita una occasione, la prenderanno. Ora in bocca al lupo!

La Stazione di Santa Maria degli Angeli è ormai dietro le porte del treno. Scendo. Ripercorro la strada che feci per la prima volta trent’anni fa. Cercavo risposte a tante domande. Speravo fosse il posto giusto. Arrivo a piedi alla Basilica. Li vicino l’hotel Antonelli dove suonerò più tardi. Offrono agli ospiti una serata gospel e blues. Qui non hanno la puzza sotto il naso quando si tratta di pregare, ogni forma è la benvenuta.

Santa Maria degli Angeli è distante dalle zone dove suono di solito, ma è arrivata la richiesta via Internet, avevo nostalgia e sono venuto comunque. Questa tappa è solo per me, una coccola che mi faccio. Penso a Lucia, lasciata a Lavarone, una suora speciale. Qui sono tutte speciali. Mi presento in Albergo. Incontro Antonella la titolare, gentile e cordiale, ma non avevo alcun dubbio. Facciamo due chiacchiere, mi fa vedere il posto, l’attrezzatura, mi presenta il gruppo gospel. Neri come la pece, americani, il più magro passa il quintale e ridono, ridono tutti. Rispolvero il mio inglese. Non è poi così arrugginito.

Il tempo di conoscerli un po’ tutti e saluto, è il momento del mio spazio, ci ritroviamo la sera. Un panino veloce e poi la Porziuncola. Quella casetta spoglia, muri vecchi, pietre e poco altro avvolta da una Basilica enorme. Ogni volta che torno, ho tante cose da raccontaLe. Non ho mai creduto a tutte quelle storie che narrano di una atmosfera particolare che emana quel posto, a quella pace, a quella serenità che se sei disposto ad accettare, arriva. Poi sono venuto qui e tutto è cambiato.

Quella sera di trent’anni fa mi ospitarono in convento qui a Santa Maria degli Angeli. Arrivai senza bagagli, feci 1400 km per fermarmi una notte. Suonai alla porta. Cercavo Padre Marino. Non serviva sapere chi fossi, non lo trovai ma parlai con Emidio, un frate minore che rubava autoradio prima di entrare in convento. Conobbi anche Armanda, una suora fuori dal comune. Mangiai con loro. Quel piatto con una fetta di formaggio e una fetta di pane lo ricordo ancora.

Mi spiegarono la vicinanza con la California, San Francisco (san Francesco) e Los Angeles (Santa Maria de Los Angeles, la loro Santa Maria degli Angeli). Mi diedero una cella dove dormire. La mattina la sveglia fu alle 5 per ripartire. Trovai fuori dalla porta una sedia con pezzi di focaccia e di pizza, piccoli panini, di tutto. Un biglietto “E’ stato bello vederti qui. Questi sono per il viaggio, torna quando vuoi”. Sono tornato molte volte in questi anni. Ero un mangiapreti, non avrei mai pensato di dormire nella cella di un convento ne di trovare quello che trovai. Talvolta le opinioni cambiano in fretta.

Sempre nella Basilica mi sposto verso il roseto. Appena dopo, sulla destra, una piccola cappella. Entro. Qui mi sono sposato tanti anni fa. Officiò Emidio, parteciparono persone che si trovavano li per caso. Qualcuno, passando da fuori, pensava fossimo figuranti. Una coppia di Roma, saputo che era un matrimonio vero, chiesero di poter essere con noi. Entrarono, ci fecero gli auguri, seguirono tutta la cerimonia e poi, al termine, ci chiesero di aspettare un attimo. Andarono di corsa a prendere un cabaret di paste e lo portarono insieme a una bottiglia di spumante, aranciata e coca cola. Festeggiammo tutti in quella piccola cappella. Non ho mai saputo chi fossero, non si ricorderanno di noi. Io mi ricordo perfettamente di loro.

Non vado nel mercato in fondo alla navata dove vendono libri e gadgets. Non ne ho mai sopportato la presenza in quel posto. Semplicemente torno in Porziuncola per un saluto veloce e vado sulla piazza.

È immensa. Mi siedo sul lato opposto alla Domus Pacis. Prendo quel libro con la dedica degli honduregni.

Non ho più avuto un gran rapporto con la lettura da quando riuscii a finire un piccolo volume, “il Rispetto per la vita” di Albert Schweitzer. Fino a quel momento avevo vissuto nella convinzione che qualsiasi tipo di lettura fosse solo lettura. Per la prima volta mi accorsi che ogni tanto, troviamo libri che ci parlano (o meglio, loro trovano noi) e non hanno la pretesa di darci risposte, ma ci fanno capire che quello che vogliamo sapere sta già dentro di noi. Se abbiamo l’onestà di accettarlo, diventa tutto più facile.
Un piccolo passo verso la consapevolezza che uccide ogni alibi. Non ci possiamo più nascondere quando siamo consapevoli e siamo obbligati ad essere responsabili. Quel libro fu gettato dopo un interesse iniziale.

Prendo la chitarra. “every day i have the blues” di Elmore James è il pezzo di inizio.

Santa Maria degli Angeli, Oggi sono a casa.

 

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