Santa Margherita Ligure

Santa Margherita Ligure, decima tappa

Arriva il treno nella stazione di Pietrasanta. Puntuale. La chiamata è per Limone Piemonte fra 4 giorni. Ho tempo. Ho fatto pace con questi sassi ed ora mi aspetta un viaggio ancora nella mia Liguria. La attraverso tutta, dalle Cinque Terre a Genova, alla Riviera delle palme, alla Riviera di Ponente fino a Ventimiglia. Da lì un piccolo treno a vapore mi porterà a destinazione. Santa Margherita ligure, un piccolo e splendido paese del levante sarà una tappa intermedia, solo per me.

Santa Margherita Ligure

Santa Margherita Ligure

Torno a vedere il mare. Chi è nato sulla riva ha sangue salato. Dopo Spezia ecco Riomaggiore. Qui iniziano le montagne impazienti. Si cacciano in acqua senza aspettare, improvvisamente. In questa parte di Liguria, non c’è spazio per le persone, i paesi sono colorati con i pastelli, il vino si coltiva in salita, se le galline inciampano, ruzzolano fino in acqua. È tutto piccolo, le cose grandi non ci stanno. Piove sempre in questa Irlanda nel Nord d’Italia. I liguri sono gente chiusa e aspra come la loro terra, tenaci, nodosi, tirchi ma spesso solo nell’immaginario collettivo.

Tiro fuori la chitarra. Provo quel mix degli amici honduregni. Divertente da suonare, cambio solo un po’ l’arrangiamento. Una divagazione, poi torno al mio blues. È la volta di Break Train Blues, in fondo è il pezzo giusto da suonare nel vagone.

Il treno si ferma. Siamo a Riomaggiore. Le mie note attirano un bambino. Dalla porta mi guarda con occhi che stringono la musica. Si punta li. Ha scelto. Entra. Arrivano anche i suoi genitori. Avrebbero potuto trovare uno scompartimento vuoto, tutto per loro, ma va bene anche questo. Mettono a posto le valige, si siedono tutti. Gli occhi di quel bimbo sono fissi sulle corde, non aspetta altro di vedere le mie dita che, spostandosi su quel pezzo di legno, producano una melodia. Decidere è una delle cose più difficili per tutti noi. Spesso comporta un prezzo da pagare, ed allora non decidiamo, illudendoci che il “non decidere” non sia essa stessa una decisione, la peggiore che possiamo prendere, decidere di non decidere. Entrare e godere della musica o non decidere di entrare? Quel bambino ha fatto un’ottima scelta, il primo passo.

Manarola, Corniglia, Vernazza fino a Monterosso al mare. Viadotti e gallerie. Sprazzi di blu e macchie di verde. Le correnti in acqua sono forti e tagliano il golfo di Genova. Ogni cosa gettata a bagno nelle Cinque Terre arriva dopo un paio di mesi a Nizza.

A scuola ci insegnano che quello specchio d’acqua è il mar Ligure, dimenticando che il fondo non è omogeneo, ma nasce dalla confluenza delle placche africana ed europea. Tecnicamente è l’Oceano Ligure, ma non ce ne siamo mai curati troppo di farlo sapere al mondo.

Stranger blues è il pezzo di adesso. Amo la mia terra come uno straniero che la vede per la prima volta. Non voglio rinunciare allo stupore.

Il treno va lentamente, qui l’alta velocità non ha cittadinanza. È il posto del viaggio e non solo di partenza e arrivo.

Da Riomaggiore a Manarola ci vogliono solo 2 minuti, poi la sosta è di mezzora. Siamo su un treno che non ha priorità ed aspettiamo quello che arriva da Genova. Parte di Liguria è a binario unico. Passa chi ha la precedenza, l’altro aspetta.

Manarola è uno scoglio nell’Oceano Ligure con le case appiccicate sopra. In prima fila per godersi le libecciate e vedere il sole che scompare in acqua.

Non smetto di suonare. L’orizzonte è sempre uguale in questo pezzo di Liguria che può godersi il tramonto con il Sole che si tuffa a mare. Nell’altra Riviera non si può. Arrivo lentamente a Santa Margherita Ligure.

Prima di scendere, prendo un plettro nella tasca della custodia della chitarra. Lo voglio regalare a quel bambino, così rapito dalla musica. Spero che lo utilizzi prima o poi. Ci salutiamo tutti.

Scendo. Sono in uno dei golfi più belli di tutta Italia, il Tigullio. Rapallo e Portofino sono le altre due perle insieme a Santa, come la chiama chi abita qui.

Villa Durazzo

Villa Durazzo

Vado verso la passeggiata a mare. Non è ancora periodo di grande afflusso turistico. È un tragitto lungo, ma il posto vale la pena. Costeggio le cabine in legno da una parte e le palme dall’altra. Il profumo del mare è sempre lo stesso. In lontananza, sulla collina, Villa Durazzo. È una splendida dimora che domina il paese, immersa tra gli alberi. Il posto ideale per fare fotografie, matrimoni, godere di un panorama unico.

È facile trovare dove sedersi in questo spiazzo. Questa giornata è tutta per me. Cerco rapidamente un posto per dormire qui vicino. L’ufficio del turismo è chiuso. Non importa, mi aggiusto con Easy senza diventare matto.

Mi siedo, prendo la chitarra, le persone passano come accade ovunque. Gli adulti guardano, i bambini si avvicinano. C’è sempre l’imbarazzo di fare il primo passo. Se uno dei nostri genitori non avesse rotto il ghiaccio non saremmo qui … a volte fare il primo passo porta a risultati inaspettati e meravigliosi.

Oggi voglio fare un esperimento. Prendo due pietre e due pezzi di legno che ho visto lì vicino. Li metto davanti a me, a circa 1 metro. Inizio a suonare. Il pezzo è “Blues of people”. Si avvicina il primo bambino. Gli faccio segno di prendere le pietre. Subito non capisce, forse non se la sente, poi le afferra. Faccio segno con le mani. Tengo il ritmo. Lui inizia a picchiettare le pietre. Si avvicina un altro bambino. Ha visto la scena. Prende i pezzi di legno senza che dica nulla. Inizia anche lui. Questo è il senso di blues of people.

La madre del primo bambino mi guarda, fruga nella borsa, tira fuori quello che sembra un rossetto ed un contenitore rotondo, immagino di uno specchio. Inizia anche lei. questi due oggetti diventano strumenti picchiettandoli assieme per scandire il ritmo. Si ferma il terzo bambino, strattona il padre, vuole partecipare. Si toglie gli zoccoli di legno ed entra di diritto nel gruppo. Non mi fermerei mai di suonare oggi. Alzo lo sguardo, Daniele e Simone, due amici di Santa Margherita Ligure che non vedevo da anni ed eccoli lì, a battere le mani con i bambini. Simone, se non ricordo male, faceva parte di un gruppo vocale, e …  no, non ricordo male. Non conosce la canzone ma fa il controcanto a modo suo. CHE SPETTACOLO!!

Ora arrivano in molti. È una valanga. Fanno il ritmo con le cose più improbabili pescate in tasca, nelle borse, nei borselli. Questo pezzo lo faccio durare ancora un po’. Non ho per niente voglia di smettere. Dopo averlo ripetuto 3 volte, faccio un cenno con la testa. Quello è l’ultimo giro, prepariamoci al gran finale. Ultimo giro di note.

Termino. Tutti applaudono tutti. Vogliono rifare. Il tempo di abbracciare Daniele e Simone, dare appuntamento per una birra poco più tardi e ricomincio. Ora è la volta di “boom boom” di Johnny Lee Hooker.  e giochiamo ancora un po con il ritmo.

Manco da Santa Margherita Ligure da diverso tempo. Il Levante della mia Liguria,  con i suoi borghi piccoli, collegati da strade improbabili che costeggiano i monti, con quel profumo di focaccia nei carrugi, così diverso dalla Sanremo che conosco e sempre così bello.

Nel frattempo da Easy mi hanno risposto un paio di bed and breakfast. Uno è qui vicino. Si è liberata una camera all’ultimo momento. Prezzo strepitoso. Perfetto, mi godo Santa Margherita Ligure e la serata con gli amici. Domani vedremo cosa fare.

 

 

 

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